VISIONE FILM LA GRAZIA

GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026 ORE 20.30

FILM LA GRAZIA
Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo e Anna Ferzetti. Durata 131 minuti
CON IL CONTRIBUTO DI FONDAZIONE MONZA E BRIANZA

FILM TOCCATO DALLA GRAZIA, CON TONI SERVILLO CHE GIGANTEGGIA
Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 8 Nastri d’Argento, 13 candidature a David di Donatello, Il film è stato premiato a Venezia, 2 candidature agli European Film Awards

Non esiste età o condizione sociale priva di aperture inattese dello sguardo o di cambiamenti di rotta: anche un anziano presidente della Repubblica, negli ultimi mesi del suo mandato, può riaprirsi alla vita e all’umanità con uno sguardo rinnovato. È quanto accade a Mariano De Santis (Toni Servillo).

Giurista impeccabile, vedovo di Aurora – donna amata e ancora presente come ferita aperta, De Santis è schiacciato dal peso della responsabilità. La difficoltà di prendere decisioni decisive gli è valsa il soprannome di «cemento armato». Negli ultimi sei mesi del suo servizio è chiamato ad     affrontare tre scelte cruciali: due richieste di grazia e la firma di una legge sull’eutanasia. Proprio questo tempo finale diventa lo spazio di un inatteso scioglimento: il cemento armato inizia a cedere, lasciando emergere decisioni nuove, frutto di un’apertura alla complessità della vita e alla sua bellezza.
La solidità granitica del presidente e il suo rigore professionale si allentano progressivamente nel rapporto con le persone che lo circondano.
La verità va «vista da vicino», toccata con mano nell’incontro con il volto dell’altro, perché, come afferma il presidente, «il diritto te la mostra sempre da lontano».
Così iniziano a farsi strada spiragli di umanità inattesi. De Santis, uomo che non sogna più, si lascia sorprendere da piccole epifanie. Cresce l’attenzione alla singolarità delle persone, alla loro irriducibile complessità. Questo cammino lo conduce alle decisioni finali del film.
È il racconto dell’ammorbidimento di un uomo segnato dall’età e dalla responsabilità, che riesce ancora a lasciarsi smuovere dalla vita. Le scelte politiche diventano l’esito di un cammino umano prima ancora che istituzionale.
La domanda che attraversa il film – «Di chi sono i nostri giorni?» – spinge Mariano ad aprirsi alla propria vita e all’altro.
Non trionfano le decisioni politiche, ma il desiderio di lasciarsi trasportare, rischiando la «bellezza del dubbio» nelle proprie scelte e nella propria vita.

(tratto da una recensione de La Civiltà Cattolica)

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