L’AMERICA IMPERIALE DI TRUMP E IL COLLASSO DELLE REGOLE. ALESSANDRO COLOMBO
GIOVEDÌ 5 FEBBRAIO 2026 ORE 21
Nel suo secondo mandato, la politica estera di Trump assume sempre più i contorni di un progetto apertamente imperialistico, volto a sfruttare territori e risorse di paesi più deboli a vantaggio esclusivo degli Stati Uniti. Dalle minacce alla Groenlandia al blitz militare in Venezuela, passando per il sequestro delle petroliere nel Nord Atlantico e nei Caraibi, Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti potenzialmente destinati, nelle sue parole, a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – un richiamo esplicito e personalizzato alla Dottrina Monroe – che attribuirebbe a Washington un controllo incontestabile sulle Americhe, che – ha detto – “non sarà mai più messo in discussione”. La rielaborazione in chiave MAGA (Make America Great Again, “Rendiamo l’America di nuovo grande”) della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più brutale di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza interna, considerato l’eminenza grigia della 2^ amministrazione Trump: “Puoi parlare quanto vuoi di sottigliezze internazionali e di tutto il resto, ma viviamo in un mondo, il mondo reale, che è governato dalla forza, che è governato dal potere”, ha detto Miller in un’intervista alla CNN .
E a Minneapolis? L’uccisione di Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement: Agenzia federale USA per il controllo dell’immigrazione) riaccende lo scontro interno negli Stati Uniti e mostra come, nell’America di Trump, la coercizione stia diventando uno strumento ordinario di governo. Non si tratta solo di ordine pubblico o di immigrazione, ma di un uso politico della violenza, per produrre deterrenza e consenso attraverso la paura. Nove anni fa, nel suo primo discorso di insediamento dopo la vittoria alle elezioni del 2016, Trump parlò di ‘American carnage’. Oggi, mentre il dispiegamento di agenti federali per le strade trasforma l’ordine pubblico in una prova di forza, quell’ espressione sembra assumere nuovi, inquietanti contorni. (DA COMMENTI del sito ISPI)
Alessandro Colombo insegna Relazioni internazionali nel dipartimento di Studi internazionali, giuridici e storico-politici dell’Università degli Studi di Milano. È responsabile del Programma Relazioni Transatlantiche dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Tra le sue pubblicazioni, La disunità del mondo (Feltrinelli, 2010), Tempi decisivi (Feltrinelli, 2014), Guerra civile e ordine politico (Laterza, 2021), Il governo mondiale dell’emergenza (Raffaello Cortina Editori, 2022), Il suicidio della pace (Raffaello Cortina Editori, 2025)
