DALLA BRIANZA AI LAGER DEL TERZO REICH
PIETRO ARIENTI, storico
L’organizzazione dell’eliminazione degli avversari politici, degli appartenenti a razze considerate inferiori e delle categorie sociali “anomale”, operata dal nazismo attraverso i campi di concentramento, fu sicuramente un caso unico e terribile nella storia dell’uomo. Talmente abnorme e lontano dalla tranquilla familiarità dei luoghi che abitiamo che spinge spesso a pensare che sia appartenuto a regioni e terre lontane, dove più densa era la variegata popolazione obiettivo della persecuzione.
La Brianza fu fatta oggetto e vittima del meccanismo della deportazione, ma fu coinvolta in una misura ben più pesante di quanto si possa pensare, a cominciare da quella di tipo politico. Sorprendente il numero di partigiani ed oppositori politici inviati, dopo l’arresto, nei campi di sterminio principalmente di Mauthausen ma anche di Flossenbürg, Dachau ed altri ancora, lager dai quali in gran parte non tornarono. Un’attività di repressione talmente risoluta da far rintracciare un itinerario ben preciso all’interno del territorio brianzolo, percorso dai prigionieri destinati al trasferimento in Germania. La macchina della deportazione non risparmiò gli ebrei presenti in questo lembo di Lombardia, dando origine ad una shoah brianzola mai descritta, come nl libro di Pietro Arienti, in tutti i suoi nomi e i suoi numeri, in tutti gli aspetti che l’accompagnarono come la confisca dei beni e la rilevante responsabilità delle istituzioni poliziesche fasciste nella caccia razzista.
Infine un capitolo quasi sconosciuto della storia di quei tempi, il caso dei lavoratori coatti. La necessità di manodopera nelle industrie belliche del Reich generò in Italia, e quindi anche in Brianza, l’arruolamento prevalentemente forzato di uomini e donne trasferiti dall’oggi al domani in Germania, in condizioni che molto spesso si avvicinavano a quelle della deportazione. Furono oltre milleduecento i cittadini risiedenti in Brianza coinvolti in questo rastrellamento di braccia da lavoro, di ognuno di loro e delle loro vicissitudini vi è ampia traccia, per la prima volta, in questo inedito saggio storico.
PIETRO ARIENTI è nato a Seregno nel 1961. Da diversi anni si occupa di storia locale, con particolare riguardo ai riflessi che gli eventi legati alla seconda guerra mondiale hanno avuto sul territorio brianzolo. A questo proposito ha dato alle stampe Seregno e i seregnesi durante la seconda guerra mondiale (1995 con prefazione di Leo Valiani); Seregnesi al fronte,1997; La Resistenza in Brianza (quattro edizioni: 2000, 2006, 2012, 2025 con prefazione di Raffaele Mantegazza); Cesano Maderno. Dalla Resistenza alla Liberazione (2002 con prefazione di Aldo Aniasi); L’orto di monsignore. Diario di Leonida Perego, deportato nella Germania nazista, 2004; Quelli che son tornati. Dalle rive del Lambro alle sponde del Don: testimonianze della campagna di Russia (2004 con prefazione di Eugenio Corti); Viaggio tra i luoghi della Resistenza in Brianza, 2009; Dalla Brianza ai lager del Terzo Reich, 2012; Sorvegliati speciali, 2014; Monza dall’armistizio alla Liberazione (2015 vincitore per la sezione “saggistica” del Premio letterario Brianza 2015), Mia cara sono nelle tue mani La vicenda di Carlo Prina, 2024.
